CONTADINI, SERVI, FAMÈI

sabato 15 giugno 1996, Romanengo

ricerca storica, drammaturgia, regia, scelte musicali, luci
Enzo G. Cecchi

con
Italo Fiorentini, Enrica Fontanini, Luciana Mandotti, Davide Orini,
Giovanni Rodini, Giorgia Scalmani, Salvo Trovato

musiche da
“La Norma” di V. Bellini e “Rinaldo” di G.F. Haendel

cura e organizzazione
Gianmarco Zappalaglio

coordinamento
Irene Franzosi
attrezzista
Achille Martellosio

Il famèi, termine dialettale che sta per “famiglio” (servo di casa, di famiglia), è stata una figura tipica della società contadina di quella fascia della Val Padana che dal cremasco si estende alle terre bresciane e bergamasche fin verso il cremonese. Il fenomeno era frutto di una povertà diffusa in cui l’alto numero di bambini (e dalle tante bocche da sfamare) determinava la necessità di “dare in affitto” i propri figli, tramite madiatori, presso famiglie più agiate che scambiavano le loro prestazioni con vitto e alloggio. Nel territorio cremasco il luogo deputato per lo scambio dei famèi era Crema e la “tratta” avveniva durante la fiera di Santa Maria della Croce dal 25 al 27 marzo, dove i ragazzini la cui età oscillava tra i 9 e i 15 anni, convenivano all’alba da tutti i paesi del circondario. Monsignor Piantelli in “Folklore Cremasco” descrive in questo modo il fenomeno: “Al mattino del primo giorno della fiera, sul piazzale del Santuario si allineavano schiere di ragazzotti coi rispettivi papà; poi arrivavano i padroni e lì, con l’intervento dei mediatori si combinavano i contratti dei “famigli” che partivano immediatamente per la casa dell’ingaggiatore rimanendo al suo servizio fino al 30 novembre, festa di Sant’Andrea”. Il fenomeno dei famèi (da alcuni definito di “moderna schiavitù”) è continuato (con accalorate polemiche sui giornali cremaschi dell’epoca) in forme sempre più discrete fino al primo dopoguerra.


LO SPETTACOLO

Il ragazzino che andava famèi non aveva altre prospettive nella sua vita adulta che non fare il contadino trasportando i propri oggetti e la propria famiglia da San Martino a San Martino, dipendente di fittavoli o proprietari o se andava bene trovarsi un lavoro in una qualche fabbrica della zona. Così le ragazzine che andavano serve la cui diversa prospettiva era lavorare in una qualche filanda e sposarsi. Tratta di servi senza voce, prima e dopo. Dopo una ricerca che riguardava specificamente i famèi abbiamo focalizzato la nostra attenzione, su un periodo storico ben preciso,un periodo di cambiamento. Dall’inizio della prima guerra mondiale all’inizio del fascismo , dal 1914 al 1920. Non volevamo parlare solo di contadini, ma di un’intera società in questo particolare periodo storico. Filo conduttore dello spettacolo è l’avvicendarsi dei diversi elementi che caratterizzano questi anni raccontati da un borghese di provincia. E’ lo stereotipo dell’uomo che tutto sa e che di tutto si lamenta, che passa da una posizione filo-interventista ad una propria ritrovata identità con l’adesione al fascismo. Distanti, ma non troppo lontani da lui, una coppia di giovani nobili proprietari terrieri : lui paterno e appacificato dalla sicurezza delle proprie ricchezze, lei, svagata, amante dell’opera e delle feste di beneficenza. Entrambi incapaci di capire i nuovi cambiamenti in atto. Fra il borghese e il proprietario, i veri protagonisti: due famiglie di contadini, una formata da una coppia, l’altra da un fratello e una sorella. Gli eventi storici che gli altri raccontano passano sulla loro pelle, dalla miseria di prima della guerra alla disoccupazione del dopo, fino agli scioperi e all’occupazione delle terre. A cadenze regolari compaiono i bambini, piccole “nuvole di poesia” sottomessi ed incapaci di immaginare un mondo diverso, che si offrono, le loro braccia le loro mani la loro dentatura per essere scelti come famèi o come servette. Lo spettacolo è diviso in due tempi, il primo racconta i personaggi, il secondo più drammatico e violento è la coralità.


IL PROGETTO


“CONTADINI, SERVI, FAMÈI” è un progetto improntato sulla figura del famèi nel territorio cremasco. E’ stato voluto dalla CAMERA DEL LAVORO DI CREMA e realizzato con il contributo dell’ AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI CREMONA con l’intervento economico e organizzativo del CENTRO DOCUMENTAZIONE E RICERCA TEATRALE DI ROMANENGO e la Compagnia Teatrale PICCOLO PARALLELO. Il progetto era articolato in tre fasi. La prima fase del progetto si è svolta da ottobre a dicembre 1995. E’ stata dedicata alla ricerca storica, alla ricerca delle fonti e alla raccolta di testimonianze orali. Sono state intervistate le persone che hanno vissuto questa esperienza direttamente (come gli ultimi famèi) o indirettamente (fratelli, parenti, amici). La ricerca è stata condotta dallo studioso Domenico Baronio e da Giorgia Scalmani del Centro Teatrale di Romanengo. La fase di Laboratorio Teatrale è iniziata a novembre 1995 al Teatro G. Galilei di Romanengo; il programma prevedeva inizialmente una preparazione generale sulle tecniche dell’attore: allenamento fisico e vocale, l’uso della lingua e dei dialetti, lavoro con oggetti e materiali. In seguito il lavoro si è fatto più specifico ed è continuato con la scrittura del testo, la creazione dei personaggi e la realizzazione dello spettacolo. “CONTADINI, SERVI, FAMEI” è appositamente pensato per spazi aperti e sarà ambientato in cascine, vecchie case padronali, cortili e prevede la partecipazione specifica di gruppi di ragazzi di ogni paese in cui verrà replicato. Lo spettacolo è inserito nel programma “Altri Percorsi” della Regione Lombardia. Dopo Romanengo lo spettacolo sarà a Pianengo, Crema, Vaiano Cremasco, Soncino, Spino D’Adda, Orzinuovi .












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